domenica 18 giugno 2017

Quando il migrante è il nemico pubblico. Un saggio attualissimo di Álvaro d'Ors

Del tutto attuale in un periodo di immigrazione clandestina di massa è il saggio del grande giurista cattolico spagnolo Álvaro d'Ors Bien Común y Enemigo Público, pubblicato in Spagna dalla casa editrice Marcial Pons e recentemente tradotto in Austria dal domenicano Wolfgang Hariolf Spindler, che è anche l'autore di una interessante introduzione, per la casa editrice  Karolinger Verlag  (Gemeinwohl und Öffentlicher Feind, Wien 2015, Karolinger Verlag, 130 pagine, 19,90 Euro). Prima di darne conto con uno studio più approfondito vogliamo segnalare compendiosamente i temi affrontati e la tesi sostenuta proprio in considerazione del dibattito attuale. D'Ors sostiene infatti che in determinate circostanze le comunità politiche devono, per autoconservarsi e per difendere il "bene comune", dichiarare i migranti "nemico pubblico".

Le coordinate del pensiero di d'Ors sono il Diritto romano, di cui fu professore presso le Università di Santiago e di Pamplona, e il Diritto naturale compreso secondo la dottrina tradizionale della Chiesa cattolica e il suo radicamento trinitario. All'interno della disputazione di questa specifica questione sono assunte dall'Autore anche le categorie politiche di "amico-nemico" formulate da Carl Schmitt al quale d'Ors era legato da una fraterna e feconda amicizia personale e intellettuale, anche se non priva delle divergenze intellettuali ben testimoniate da una lunga e sostanziale corrispondenza (C. Schmitt - Á. d'Ors, Briefwechsel, Duncker & Humblot, cut. M. Herrero Berlin 2004).

Per d'Ors, che distingue il "bene comune" dal bene " privato" e dal "bene pubblico" sottomettendo gli ultimi al giudizio del "bene comune" come parametro oggettivo costante, la determinazione del "nemico pubblico" è caratterizzata sempre da una certa relatività poiché il "nemico pubblico" è sempre "nemico di un determinato gruppo".  In particolare nello Stato moderno, e ciò costituisce per il giurista spagnolo un problema, la determinazione del nemico deve considerarsi in stretto rapporto con il principio di maggioranza. In ogni caso il nemico è "pubblico" poiché "pubblica", cioè concernente non il singolo privato ma una comunità politica in rapporto a un altro gruppo, è la determinazione del nemico (d'altro canto, proprio per questo, il "nemico pubblico" non può considerarsi nemico di tutta l'umanità!). Per d’Ors, come per Schmitt, ciò significa che l’inimicizia pubblica si deve sempre dirigere contro un determinato gruppo.

Coerentemente rispetto a queste premesse, secondo d’Ors, affinché vi sia il nemico pubblico, è necessario che questo sia dichiarato. In questo modo il gruppo, contro il quale si rivolge l’inimicizia, può venire a conoscenza della condizione di inimicizia in cui è stato posto. La  forma più radicale di "inimicizia pubblica" consegue alla dichiarazione di guerra che introduce un ordinamento e giudici eccezionali e rende legittimi atti che altrimenti sarebbero giudicati contrari al diritto. La dichiarazione di guerra può essere diretta anche al nemico interno. L'inimicizia interna si manifesta anche nella riprovazione di determinati gruppi le cui opinioni sono considerate intollerabili.

Così nell’Antichità la dichiarazione formale di inimicizia era necessaria per poter dare inizio a una guerra ai cui atti di violenza si applicava il diritto di guerra. Il che ha un preciso significato: una volta che qualcuno è dichiarato nemico, ne diventa legittimo l’annientamento. In questo senso l’annientamento sociale di un nemico interno sul presupposto di un’opinione che non può essere tollerata è legittimato come atto di difesa. Il problema delle comunità statali moderne fondate sulla neutralizzazione dei fondamenti morali e ultimamente religiosi del politico si palesa proprio quando la dichiarazione dello status di nemico è presa, o respinta, con una decisione a maggioranza con la quale un determinato gruppo viene discriminato e criminalizzato oppure assolto (nonostante l'oggettiva pericolosità per il bene della comunità).

Del tutto indipendentemente dal loro contenuto le decisioni prese a maggioranza presentano dunque, così come le intende d’Ors, un carattere quanto meno problematico. Il principio di maggioranza, slegato da ogni vincolo contenutistico e veritativo e, in ultimo, dal "bene comune" come conformità al Diritto naturale, è caratterizzato da una costitutiva irrazionalità. La determinazione (o non determinazione) del nemico come ogni altra decisione politica è così indirizzata dal mero criterio formale della maggioranza al probabile disordine sociale. In tutto ciò d’Ors vede non soltanto un operare contrario alla ragione, ma anche alla responsabilità. Infatti “la decisione a maggioranza è espressione dell’opzione della libera volontà di un gruppo umano, ma non contiene la garanzia di un’effettiva assunzione di responsabilità”. Ciò significa che le decisioni prese a maggioranza non sono responsabili e non possono perciò fondare un’azione responsabile. La maggioranza non è infatti un singolo individuo che può essere chiamato a rispondere per una decisione, ma una massa di indefinite responsabilità.

Urgente per d’Ors è risparmiare l’ambito del bene comune dalle decisioni ingiuste. Per lui il bene comune è “ciò che corrisponde alla legge naturale […] e non una serie di principi etici che sono stabiliti in base al consenso degli uomini”. Questa legge naturale o diritto naturale, diversamente da quanto è accaduto al Diritto canonico, è scomparsa dagli ordinamenti. Il suo posto è stato preso dal positivismo in base al quale ha validità di diritto tutto ciò che è stato posto come diritto, come legge. A differenza di Carl Schmitt, che riconosce nello Stato un prodotto necessario della storia e un'istituzione essenziale per l'esistenza del diritto, per d’Ors, sostenitore del carlismo politico, lo Stato non è più che uno “falso sviluppo della secolarizzazione” e, prima ancora, della Riforma protestante. Già in una lettera del 3 ottobre 1962 scriveva a Schmitt che “la dottrina sociale cattolica è di per sé inconciliabile con l’idea di ‘Stato’” (C. Schmitt - Á. d'Ors, Briefwechsel, cit. p. 224). Non lo Stato moderno ma la comunità storica e tradizionale è perciò competente a garantire la conformità del bene comune con la legge naturale.

L’immigrazione comporta una violazione del Diritto naturale quando avviene in massa. Se è pur vero che, sempre secondo il Diritto naturale, l’uomo dovrebbe potersi muovere liberamente, non si può trascurare che quella che è esclusivamente una libertà individuale, non può essere riferita a un intero gruppo. “Lo spostamento di massa di uomini dal proprio territorio in un territorio straniero” piuttosto che l'esercizio della libertà di singoli uomini nel tempo rappresenta un’invasione. E se dunque si comprende il bene comune secondo il suo fondamento nel Diritto naturale, la resistenza a una simile invasione a difesa dello stesso bene comune - la continuità e conservazione di una comunità politica conformemente al Diritto naturale - deve essere considerata un intervento legittimo. A una comunità è consentito “impedire l’immigrazione nel proprio territorio attraverso misure preventive. Ciò che non può fare, è tentare di purificarsi dell’immigrazione già avvenuta, giacché allora essa ha ormai perduto la propria precedente identità”.

Un migrante pertanto è un nemico pubblico fintanto che, in quanto appartenente a un gruppo estraneo in movimento, si trovi al di fuori del territorio della comuinità. L’inimicizia è dichiarata in questo caso tramite la salvaguardia delle frontiere. Tutti i problemi, che in un paese insorgono in relazione all’immigrazione di massa, hanno origine dall’omissione della dichiarazione del nemico. Dichiarazione che ha l’efficacia di proteggere il bene comune e di impedire l’invasione soltanto se ha luogo nel momento giusto.

Fonti:

G. Breuer, Der Migrant: Ein öffentlicher Feind? (qui)
J. Adame Goddard, d'Ors, Álvaro,  Bién Comun y Enemigo Público (qui)
Á. d'Ors, Gemeinwohl und Öffentlicher Feind, Wien 2015, Karolinger Verlag.
C. Schmitt - Á. d'Ors, Briefwechsel, Duncker & Humblot, cut. M. Herrero Berlin 2004.



martedì 30 maggio 2017

A Lepanto le cose non stavano diversamente. Un appello alla preghiera del Rosario contro l'approvazione dello jus soli

Una serie di interventi normativi, che si aggiungono alla legislazione divorzista e abortista degli anni Settanta, sta completando l'opera di dissoluzione della società italiana e del suo radicamento nella Fede cattolica. Non ultimo il tentativo di introduzione, seppur in una forma attenuata, dello "jus soli" che trasformerebbe quasi automaticamente le seconde e terze generazioni di immigrati in partito maggioritario, senza alcun discernimento di appartenenza e culto praticato (discernimento che sarebbe imperiosamente escluso in base al principio costituzionale di eguaglianza). Sono dunque in questo momento del tutto attuali e interessanti le riflessioni di Maria Guarini (che riproduciamo qui di seguito; vedi inoltre qui), anche perché sottolineano opportunamente che la salvezza e il destino del nostro popolo si gioco ben oltre i confini del perimetro costituzionale. Vigiliae Alexandrinae aderisce volentieri all'invito a ricorrere al Rosario affinché una rovinosa iniziativa possa fallire. Nella sostanza a Lepanto e a Vienna le cose non stavano poi diversamente.


Ricevo da un lettore il testo che segue, che sottoscrivo e condivido con voi integrandolo con le mie considerazioni. Umanamente siamo impotenti, se non attraverso il nostro impegno civile che ha i suoi limiti, anche se gutta incidit lapidem... Come cittadini non faremo mancare le nostre 'gocce'; come credenti abbiamo l'arma potente del Santo Rosario (1), che vi invito a recitare - da oggi, fino al 15 giugno, data in cui il ddl sullo ius soli dovrebbe essere discusso in Senato - uniti nell'intenzione di un aiuto speciale per questa ennesima minaccia alla nostra Patria così vilipesa.
"Se a giugno al Senato passa lo uus soli, possiamo chiudere baracca e burattini. Possiamo dire addio all'Italia. Tra dieci anni saremo come Francia e Inghilterra, cioè perdute per sempre. Avremo le seconde generazioni radicalizzate a farci la festa. Una futura maggioranza Renzi-Berlusconi o anche grillina non tornerebbe più indietro a ridiscutere questa legge. Sarebbe davvero il punto di non ritorno e la vittoria schiacciante e definitiva dell'immigrazionismo di massa. Ѐ l'ultimo boccone avvelenato del PD, dopo divorzio breve e simil-matrimonio sodomitico, anche se non gli è riuscita la zampata sull'adozione gay, ma sarà per il loro prossimo giro. Il PD ha fatto il suo dovere. Ѐ il Partito radicale di massa nato sulle ceneri del PCI e pronosticato genialmente da Augusto Del Noce sin dagli anni Settanta. Voleva distruggere la famiglia e sostituire il popolo e ci è quasi riuscito. Io mi segnerò a uno a uno i nomi di chi voterà in Senato a favore dello ius soli. A loro il mio infinito disprezzo"

Sul tema, riporto di seguito, estrapolando e integrando quanto già detto in altre occasioni :
O patria mia, vedo le mura e gli archi
E le colonne e i simulacri e l'erme
Torri degli avi nostri,
Ma la gloria non vedo,
Non vedo il lauro e il ferro ond'eran carchi
I nostri padri antichi. Or fatta inerme,
Nuda la fronte e nudo il petto mostri.
(G. Leopardi, All'Italia - L'intero testo qui,
da rispolverare per noi o da scoprire per i più giovani)


“Giuridicamente parlando, la cittadinanza italiana è fondata sullo ius sanguinis: si è cittadini italiani se si è nati in Italia da cittadini italiani”. Lo ius soli, la “soluzione opposta”, prevede che “si diventa cittadini del Paese nel quale si entra e ci si insedia”.
Lo ius soli in Italia trova applicazione solo in circostanze eccezionali. Il ddl, che dovrebbe essere discusso dal senato il 15 giugno prossimo, mira a introdurre uno “ius soli soft”, che consentirebbe ai minori stranieri nati in Italia o residenti da anni nel Paese di ottenere la cittadinanza italiana, solo rispettando alcune condizioni come la frequenza scolastica o la residenza nel Paese da più anni da parte di uno dei genitori. Realisticamente ciò significa sottovalutare, o addirittura ignorare irresponsabilmente, la cosiddetta sfida delle seconde generazioni, che in tutta Europa risultano le più permeabili al temuto radicalismo islamico e fabbricare italiani che tali non sono ma servono come bacino elettorale per i soliti noti che permettono la nostra sostituzione etnica e il meticciato. Avete sentito molte voci levarsi su questo?
C'è chi ricorda sofisticamente che si tratta di una soluzione adottata storicamente “dai Paesi sotto-popolati”, che “adottano lo ius soli perché hanno bisogno di popolazione”. Premesso che noi non siamo sotto-popolati ma affetti da deficit di natalità cui, oltre alle contingenze socio-economiche, non è estraneo l'aborto senza freni né morali né giuridici, citiamo Sartori che, nel replicare all'ex ministro Kyenge, afferma con una certa onestà intellettuale che:
La “distinzione in questione è logica e storicamente giustificata [nei casi di effettiva sotto-popolazione]”, “lo ius soli è un errore gravissimo. Sarebbe un disastro in un paese con altissima disoccupazione. Aumenterebbe le file dei lavoratori sottopagati e la delinquenza per le strade. Io non sono mai stato di destra ma non sto con una sinistra che pensa a quote riservate agli immigrati nella società. Siamo alla demenza. La gente ormai ha paura ad uscire la sera e si vuole favorire la negritudine come in Francia. Ma noi possiamo farne a meno”. “Tutti meticci? Mai: “integrare non è lo stesso che assimilare, e l'integrazione in questione è soltanto etico-politica”. Per esempio, “per i musulmani tutto è deciso dal volere di Allah, dal volere di Dio. Qui il potere discende soltanto dall’alto. Per le nostre democrazie, invece, il potere deriva dalla volontà popolare, e quindi nasce dal basso, deve essere legittimato dal demos”.
Ma non bastano queste motivazioni, pur valide : la questione, oltre ad avere un aspetto pratico socio-politico, ha anche una valenza più ampia e più alta : lo ius sanguinis riguarda non solo il senso di appartenenza, ma anche una identità strutturata su valori e risorse culturali e spirituali sedimentate e fruttificate nei secoli. L'italianità non può e non deve essere scissa dalla civiltà euro-occidentale cristiana e greco-romana, recuperandone i valori autentici oggi offuscati. Non ci sono solo le vestigia, che rendono unico il nostro Paese come scrigno di bellezze sia naturali che scaturite dal genio dei suoi avi, l'italianità è viva nella nostra anima e nella nostra storia e non morirà con noi.
Ci troviamo ad andare contro corrente in un Euro-atlantismo dal quale sembra arduo se non impossibile districarsi, ma non per questo dobbiamo arrenderci e smettere di dare il nostro contributo, per quanto irrisorio possa essere...

Maria Guarini

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1. In prossime occasioni, e per altre intenzioni che non mancheranno, sarebbe bello oltre che efficace poter recitare il Santo Rosario coralmente in diretta streaming in un'ora prefissata. Per questo invito a contattarmi su romaperenne@gmail.com chi di voi voglia e possa darmi un supporto per organizzarci al riguardo dal punto di vista tecnico per rendere in futuro iniziative come questa fruibili in tempo reale attraverso il blog. Oppure mi dia le coordinate necessarie per attivarle attraverso un'altra piattaforma.

lunedì 29 maggio 2017

Fatima. Teologia e storia. Un convegno a Seregno con Roberto de Mattei e don Marino Neri

Fatima Teologia e Storia 
Convegno nel centesimo anniversario delle Apparizioni

Interverranno 

Don MARINO NERI 
Teologo

Professor ROBERTO de MATTEI 
Storico della Chiesa 

Introdurrà 

Andrea Sandri 
Presidente del Circolo culturale J. H. Newman

Seregno 9 giugno Ore 21,00 - Sala Monsignor Gandini – Via XXIV Maggio Circolo Culturale Cardinal J.H. Newman

mercoledì 24 maggio 2017

3 giugno. Processione di riparazione a Reggio Emilia

Vigiliae Alexandrinae aderisce all'iniziativa che culminerà con la processione di riparazione per il Gay Pride di Reggio Emilia e fa proprio il comunicato del Comitato Giovanna Scopelli.
Di fronte alla blasfemia, al crescente assalto all'ordine creato e alle istituzioni del matrimonio e della famiglia e al continuo scandalo con cui coscientemente e dolosamente si violano le anime degli innocenti, appare giunto per i cattolici il momento della resistenza e del contrattacco con le armi soprannaturali della pubblica riparazione. La processione è stata benedetta dal Cardinal Raynold Burke ed elogiata dal teologo cattolico Monsignor Antonio Livi.

Comunicato


Come noto, il prossimo 3 Giugno si consumerà nella città di Reggio-Emilia una gravissima offesa al Sacro Cuore di Gesù e al Cuore Immacolato di Maria, con una pubblica esaltazione del peccato di sodomia: la sfilata del REmilia Pride, il più grande evento gay del nord Italia.

Ad un atto così grave, e appunto pubblico, contro il Sacro Cuore, non si può far altro che opporre un atto di devozione pubblica in riparazione ad uno scandalo manifesto.

Sulla sodomia, infatti, si esprime già molto chiaramente la Sacra Scrittura, in particolar modo con San Paolo, e sul peccato contro natura parla chiaramente il Catechismo della Chiesa Cattolica, inserendolo fra uno dei quattro peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio. La gravità aumenta trattandosi di una manifestazione per le vie di una città, che scandalizzerà anche i più piccoli e le famiglie.

Tutto questo comporta la necessità immediata di una processione riparatoria. Per questo scopo si è costituito il "Comitato Beata Giovanna Scopelli", nato da un gruppo di fedeli del Nord d'Italia che chiedono l'aiuto di tutti per rendere possibile questo pubblico atto riparatorio. Tutti sono invitati a partecipare e chi fosse impossibilitato a unirsi comunque nella preghiera.


La processione di preghiera si terrà nello stesso giorno del “gay pride”,
ovvero Sabato 3 Giugno.
Il ritrovo è previsto alle 10.30 sul sagrato del Duomo della città.
Alle 10.45 si partirà in processione recitando il Santo Rosario, a cui farà seguito il canto delle litanie al Sacro Cuore di Gesù.
La marcia proseguirà fino al Santuario della Beata Vergine Maria della Ghiara, di fronte al quale si reciterà l’Atto di riparazione al Sacro Cuore composto da Papa Pio XI.


A conclusione della processione verrà solennemente cantato il “Noi vogliam Dio”.

Ad maiorem Dei gloriam 

Il Comitato Beata Giovanna Scopelli

Raccomandabilissimo il magnifico video ufficiale qui


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